SINTESI DI UNA
ORDINARIA STORIA DI BAMBINI E
PADRI FANTASMA
( scenario: l
EUROPA UNITA )
Febbraio
1984 Nato a Ravenna nel 1942, in questa epoca
ero separato da un precedente matrimonio e svolgevo la mia attività di titolare di
una nota azienda di esportazione di calzature con sede a Barletta (BA). In occasione di
miei frequenti viaggi d'affari in Danimarca, mi innamorai di Susanne Bitsch Lauridsen, una
bellissima cittadina danese dagli occhi azzurri, la quale, successivamente e senza troppi indugi, mi seguì in Italia per
convivere con me nella mia abitazione di
Barletta.
2 Maggio 1985. Nacque nostra figlia Stella
Marlene Poli, la madre preferì partorire a Snderborg (DK), sua città d'origine. Naturalmente provvidi anche in quel Paese, a
riconoscerla quale mia figlia naturale. Dopo
il parto tornammo a Barletta. Mi sentivo l'uomo più felice del mondo.
Sett. 1987. Durante
una mia degenza all'ospedale di Barletta a
causa di una banale abrasione corneale, Susanne fuggì in Danimarca e portò con sè la
mia Stella. Lasciai immediatamente l'ospedale per rincorrerle. Dopo dieci lunghi giorni di
inutili ricerche una grave infezione sopravvenuta nell'occhio ferito mi costrinse a
tornare in Italia ove, a Ravenna, subii un urgente, quanto ormai vano trapianto
corneale.
Una ventina di giorni dopo ero di nuovo in
Danimarca e mi rivolsi alle locali competenti autorità alle quali chiesi di conoscere il
luogo di rifugio di Stella, di sapere di lei e di poterla vedere. Mi chiesero, invece, un
versamento pari a sei mesi anticipati di concorso
al suo mantenimento, che pagai subito, successivamente,
mi negarono ogni informazione salvo quella che mia figlia non portava più il mio cognome. Mi fu riferito che non godevo di alcun diritto e che dovevo stare lontano da Stella. Assunsi un
avvocato locale.
Ottobre 1987 Attraverso l'avvocato, richiesi
formalmente, allo Statsamt (autorità competente) di Aarhus
il diritto di avere notizie di Stella e
quello di poterla regolarmente visitare e frequentare.
Gennaio 1988
Tale Statsamt, organo giudicante competente, mi informò che potevo ottenere il
diritto di rivedere mia figlia solo se, carte alla mano, provvedevo alla chiusura
definitiva della mia attività lavorativa in Italia, a vendere la mia casa italiana, a
trasferirmi definitivamente in Danimarca con regolare permesso di soggiorno e,
infine, di iniziare una relazione di
convivenza con una cittadina danese. Lo
guardai incredulo. Nel frattempo, non mi
avrebbe fornito nessuna informazione su Stella. Neppure
la certezza della sua esistenza in vita.
Il mio avvocato danese confermò che se
volevo rivedere mia figlia dovevo adeguarmi alle richieste dell'autorità competente. Non
volli perdere mia figlia, così decisi di accettare
tutte quelle condizioni. Tornai a Barletta e
in poco tempo (due mesi) riuscii a chiudere la mia attività, a liberarmi della casa e di
tutto ciò che mi restava.
Spoglio di ogni cosa ma in possesso di
quasi tutti i documenti richiesti, ritornai in Danimarca ove acquistai una fattoria nei pressi di TINGLEV (DK) sita in
Gerrebckvej 26, località BRODERUP e fissai la mia nuova residenza. Mi mancava ancora
il permesso di soggiorno e una convivente. Al fine di provvedere alla penultima
richiesta fondai una ditta di importazioni di calzature, così ottenni il permesso di soggiorno; per ovviare all'ultima, cominciai a frequentare i locali notturni della
zona. Dopo poche settimane, la gentile signorina Lotte Pedersen di Aabenraa, accettò di
iscrivere la sua residenza presso la mia abitazione. Ora tutto era fatto, niente
escluso. Ripresentai allo Statsamt di rhus, assieme ai documenti, una nuova richiesta di
diritto di visita a mia figlia.
30 giugno 1988 Lo Statsamt nominato emise la sua decisione: mi si
negava il diritto di incontrare mia figlia, di conoscerne il relativo indirizzo e quello
di scriverle poichè, la piccola di ormai 3 anni, aveva dimenticato la lingua italiana... Non tennero in nessun conto che parlavo
e conprendevo abbastanza bene il loro linguaggio.
Luglio 1988 Ricorsi
in appello all'Ente preposto, il Civilretsdirektoratet di Copenaghen.
23 Dic. 1988 LOrgano
di appello confermò, definitivamente, la sentenza
di primo grado. Niente Stella, mai più!
Gen.1989 Mi
rivolsi ai mass - media. Le mie proteste ed appelli, vennero raccolti da tutta Italia,
Danimarca e mezza Europa.
Marzo 1989
L' Ambasciatore d'Italia a Copenaghen dellepoca, Alessandro Cortese De Bosis, mi
convocò e mi ascoltò. Provvide ad incontrarsi
col ministro di giustizia danese e, pochi giorni dopo, il nostro Rappresentante
diplomatico mi consigliò di ripetere la richiesta allo Statsamt di Aarhus. Prontamente eseguii.
12 Giu. 1989 Lo Statsamt di Aarhus ribaltò ogni sua precedente
decisione e dispose il mio diritto di visita a Stella: potevo rivedere Stella per un'ora
ogni sabato, nei locali di una locale parrocchia Luterana,
in presenza del relativo sacerdote, Padre
Lorentzen.
22 Giu.1989 Rividi
mia figlia dopo 22 mesi di separazione, la
piccola che aveva appena compiuto 4 anni e che chiamava papà il nuovo convivente
della madre, non mostrò di riconoscermi ( Padre Lorentzen, invece, sostenne il
contrario). Per non turbarla ritenni di non rivelarle subito la mia identità, credevo di
avere tempo. Giocammo gioiosi per tutta l'ora concessa.
L'incontro fu giudicato molto positivo. Ma poi la madre non accompagnò più Stella
agli incontri successivi. Per otto volte, inutilmente,
mi recai nel luogo prescelto.
29 Ago.1989 Ricorsi
al competente Tribunale di Skanderborg al fine di vedermi assicurato l'esercizio del
diritto di visita, ma il giudice lo sospese in attesa della decisione definitiva del
Civilretsdirektoratet al quale la madre si
era appellata.
17 Nov.1989 Il
Civilretsdirektoratet confermò definitivamente il mio diritto di visita.
Gen. 1990 Purtroppo
la madre disattese la sentenza e dopo altre 13 ingiustificate
assenze di Stella nel luogo stabilito per gli incontri,
ricorsi nuovamente al tribunale, questa volta presso quello di THISTED (un ulteriore trasferimento di
residenza di Susanne). Anche questa volta il giudice interpellato, non provvide ad ordinare alla madre il rispetto
della sentenza, poichè questultima, essendosi trasferita avrebbe dovuto percorrere circa
40 km.
Feb. 90 A questo punto non mi
restava altro che ricominciare daccapo e riformalizzai
una nuova richiesta di diritto di
visita a Stella presso lo Statsamt di Viborg, sito nelle vicinanze della residenza di
Stella.
11 Apr. 90 Lo
Statsamt interpellato mi confermò il diritto di visita:
2 ore settimanali nei locali dell'asilo abitualmente frequentato da Stella. Ma non potevo telefonare a mia figlia e
neppure scriverle.
21 Apr. 90
Rividi mia figlia ma poi la direttrice, a causa del comportamento
scorretto di Susanne la quale non mi permise di giocare con Stella, rifiutò di concedere nuovamente i locali dell'asilo
per ulteriori incontri.
17 Mag. 90
Chiesi al soprarichiamato Statsamt di cambiare il luogo e quale nuovo ambiente, fu
disposta l'area del parco cittadino. Non
venne imposta sorveglianza alcuna.
20/Mag. 90 Incontrai
nuovamente Stella. Durante questa visita la
madre mi riferì che se le avessi consegnato del denaro, oltre al normale contributo, essa
non mi avrebbe più causato difficoltà ed addirittura, mi avrebbe fatto incontrare Stella
a casa sua. Volevo ricostruire il normale rapporto fra me e mia figlia, dunque, accettai
limpegno di consegnarle, prima di ogni visita, l'equivalente di circa 5 milioni di lire in
corone danesi,
Mag.Giu. 90
Incontrai Stella altre 2 volte a casa sua. Fu mia figlia a chiedermi, durante l'ultima
visita, se ero il suo vero padre. Commosso, l'abbracciai e glielo confermai. Ma Susanne per una ulteriore visita, mi chiese di versarle
40 milioni di lire, altrimenti non avrei mai più rivisto Stella. Naturalmente non possedevo tanto denaro.
Ottobre 90. I miei disperati
tentativi di rivedere Stella furono inutili come inutile
fu l'attivazione di altre azioni giudiziarie. Nessuna autorità locale obbligò la madre a
rispettare le sentenze emesse. Sfinito, completamente isolato e colpito da gravissima
depressione rientrai in Italia per curarmi. Fui
immediatamente ricoverato in ospedale per tre mesi e
seguì una lunga convalescenza.
Luglio 91 Lo Statsamt di Viborg, su richiesta della
madre, poichè avevo lasciato la Danimarca, annullò il mio diritto di visita.
Agosto 91 Quando mi fui ripreso dalla malattia mi
attivai presso il Ministero degli Esteri e
quello di Giustizia. Scrissi più volte al
nostro Signor Presidente della Repubblica. Mendicai tutela ed assistenza presso ogni possibile istituzione.
Sett. 92 Il
nostro Ministero degli Esteri, dopo avermi informato di sue azioni intraprese nei
confronti delle autorità omologhe danesi, mi consigliò di richiedere allo Statsamt di
Viborg, nuovamente, il riconoscimento dell'esercizio del diritto di visita a Stella.
5 Gen. 93 Lo
Statsamt di Aarhus (competente per un ennesimo trasferimento di residenza della madre),
con propria decisione mi negè il diritto di visita a Stella perchè non vivevo più in
Danimarca. Ricorsi in appello presso il
Civilretsdirektoratet.
Marzo 93 Mi
recai a Strasburgo ove riuscii a parlare con un parlamentare italiano ( on. Bettini del
gruppo dei Verdi), il quale presentò una interrogazione al
Presidente del Consiglio d' Europa, all'epoca
era di turno il Ministro degli Esteri danese, il quale, rispondendo, richiamò la
Danimarca al rispetto degli obblighi
internazionali assunti ( le diverse Convenzioni
internazionali di diritto minorile). Provvidi immediatamente ad inviare il documento di
risposta all'Organo di appello.
22 Marzo 93
Il Civilretsdirektoratet ribaltò totalmente la decisione di primo grado e mi riconobbe,
definitivamente, il diritto di visita a mia figlia. A breve avrei ricevuto il
calendario delle visite e relative modalità. Tale decisione, poichè risiedevo in Italia,
rivelò, clamorosamente, la evidente illegalità delle pregresse richieste riguardanti sia
il mio trasferimento in Danimarca e sia quelle relative all'alienazione dei miei beni.
Giugno
93 Lo Statsamt di Aarhus
mi informò che Susanne si era appena sposata con un cittadino danese e che questi aveva
iniziato, con l'assenso della moglie, una procedura per l'adozione di mia figlia e
pertanto, si chiedeva il mio parere, seppur non vincolante.
Luglio 93
Incredulo e sconcertato espressi parere fortemente negativo. Reclamai presso il
Civilretsdirektoratet per il ritardo dellinvio del calendario delle visite. Informai della
situazione il nostro Ministero degli Esteri. Chiesi all'Ambasciata Italiana di Copenaghen di incaricare due avvocati per una consulenza sull'ordinamento
danese in materia di adozioni. Dopo pochi giorni gli avvocati confermarono che nonostante
le mie proteste Stella poteva essere adottata. Annunciai alla stampa che se i danesi
avessero permesso l'adozione di mia figlia, mi sarei dato fuoco davanti alla loro
Ambasciata a Roma .
Agosto
93 Lo Statsamt rigettò la
richiesta di adozione adducendo che il periodo di separazione tra padre e figlia era ancora troppo breve.
Occorrevano ancora due anni.
17 Nov. 93 Finalmente, dopo 8 mesi di attesa e
l'alternanza di ben 4 funzionari, mi giunse il calendario delle visite. Potevo incontrare
Stella ogni ultimo fine settimana di ogni mese, dal venerdì alla domenica,
rispettivamente 4 ore al giorno, in presenza
di un "controllore", presso i
locali di un orfanotrofio sito in prossimità della città di residenza di Stella.
Inoltre, avevo l'obbligo di depositare i miei documenti atti all'espatrio presso una
specifica locale stazione di polizia.
31 Dic. 93 Mi
recai in Danimarca per incontrare Stella nel luogo stabilito. Stella non arrivò. Attesi inutilmente tre giorni. Mi rivolsi al
tribunale di Silkeborg affinchè venisse imposto alla madre il rispetto della sentenza.
22 Feb. 94 1 udienza avanti il giudice A.Knudsen di Silkeborg
il quale, invece di obbligare Susanne al rispetto della sentenza, dispose una perizia
psicologica sulla bambina atta a stabilire se gli incontri con me potessero, in qualche
modo, pregiudicare il suo benessere.
12 Mar. 94
Poichè una tale circostanza non si
poteva neppure ipotizzare, visto che la precedente, recentissima indagine del
Civilretsdirektoratet aveva già escluso ogni negatività,
ricorsi alla Corte d'Appello di Viborg. Anche questa autorità superiore respinse
il mio ricorso.
Aprile 94
Chiesi al Ministero di Giustizia danese, come da prassi locale, il permesso di ricorrere alla Suprema Corte.
Maggio 94 ) Anche il Ministero di
Giustizia respinse la mia richiesta.
luglio 1994,
Il Presidente Della Repubblica On.
Prof. O. Luigi Scalfaro inviò una lunga ed accorata lettera alla Regina Margarethe II di
Danimarca sottolineando l'augurio di parte italiana per una composizione positiva della
controversia. La risposta fu giudicata laconica e generica.
2
agosto 1994 il Sindaco di Bologna, Dottor Walter
Vitali invitò formalmente Susanne a trascorrere un breve periodo assieme a Stella, quale
ospite d'onore della città, eleggendosi
personalmente a garante per ogni forma di
tutela desiderata, sia nei suoi confronti, sia in quelli della bambina. L'invito fu
rifiutato.
Febbraio 95 Dichiarai
al giudice danese, poichè mia figlia aveva quasi nove anni, che avrei abbandonato ogni
procedimento giudiziario in corso se mi fosse stata concessa la possibilità di iniziare
un contatto epistolare con Stella, in modo
che fosse lasciata a mia figlia stessa la opportunit di scegliere se, come e quando ci
saremmo potuti incontrare. Anche questa richiesta mi fu negata.
3 maggio 1995, Si svolse l'udienza finale. Lo psicologo incaricato escluse che Stella, a
causa dei suoi incontri con me avrebbe potuto subire danni, ma aggiunse che la bambina non
voleva incontrarmi. Per questa ultima ragione il Tribunale di Silkeborg e,
successivamente, il 15 dicembre 1995, anche
la Corte dAppello di Viborg decisero di non fornirmi alcuna assistenza all'esercizio del
mio diritto di visita.
Nel maggio 1996 presentai un ricorso
presso la Commissione Europea per i Diritti dellUomo
a Strasburgo per la violazione, da parte dello Stato della Danimarca, dell'art.
8 della Convenzione sui diritti dellUomo e delle sue Libertà Fondamentali, il
procedimento fu dichiarato ammissibile ma la Corte Europea rigettò la mia richiesta, in
considerazione del lungo periodo di separarzione protrattosi tra Stella ed il padre.
Un ulteriore ricorso presentato alla massima
autorit giudicante europea a protesta per il divieto imposto dalle autorità danesi di
potere godere, almeno, di un contatto epistolare con mia figlia, fu rigettato, giacchè
non vi era la certezza che Stella lo gradisse.
Il terzo ricorso presentato alla Corte
Europea, contro l'avvenuto cambiamento del nome e del cognome di Stella ( la madre aveva
ottenuto la sostituzione, a mia insaputa, del nome e del cognome della figlia minore con
quello del nuovo marito danese: Kold Jensen) fu dichiarato inammissibile senza che ne
fossero poste le ragioni giuridiche. In definitiva, mia figlia Stella Marlene Poli Bitsch,
ora si chiama : Stella Kold Jensen. Occorre precisare che Stella Kold Jensen sconosciuta
in Italia, non ha la cittadinanza italiana, non può votare e se volesse rimanere in
Italia dovrebbe ottenere un permesso di soggiorno.
Verso il Natale del 1996, dopo avermi
trovato, mi telefonò un connazionale di nome Franco Indraccolo, residente da venti anni
in Danimarca e mi informò che Stella era amica di suo figlio Stefano di 17 anni e, in
occasione di un loro incontro, mia figlia gli aveva spontaneamente espresso il desiderio
di conoscermi ed incontrarmi. Tale dichiarazione di Stella fu resa a Stefano medesimo in
presenza di un altro loro amico.
La mattina del 17 febbraio 1997 Thomas e Stefano incontrarono Stella in casa sua.
Stefano, per loccasione, aveva portato con sè una macchina fotografica e chiese a Stella
se poteva scattarle una foto. Informò Stella che tale foto era destinata a me.
Stella rispose che non era necessario e spontaneamente ne scelse una fra quelle che lei
già possedeva e la consegnò a Stefano, pregandolo di spedirmela subito. Inoltre, dichiarò a Stefano e a Thomas che mi voleva incontrare ( lo riaffermò per ben
tre volte). Suo padre Franco, in giornata, provvide a spedirmela.
La mattina del 18 febbraio 1997, Franco mi
richiamò e mi informò che c'erano altre importanti notizie. Stella, dopo alcune ore dal
suo incontro con i succitati amici, telefonò
ad entrambi e li informò che dopo aver
riflettuto, aveva preso un autobus e si era recata in centro città ove aveva acquistato
un regalo per me: una bella tazza da caffe recante la scritta prestampata: Al migliore pap del mondo. Riconfermò ai suoi
amichetti che desiderava incontrarmi e parlarmi al telefono. Mi inviarono
il regalo e le foto che conservo gelosamente.
Ma la madre di Stella intervenne e ordinò alla famiglia Indraccolo di
stare lontani dalla bambina, definendoli " villani" e riferì che Stella era già
stata interrogata dal direttore della scuola che lei frequentava e che durante il citato
interrogatorio la bambina crollò
e piangendo confessò, ammise il
suo pentimento e promise che non lo avrebbe fatto mai più.
20
febbraio 1997 Come da prassi locale, mi rivolsi nuovamente allo Statsamt di Aarhus
affinchè, alla luce di questi nuovi ed importantissimi fatti, l'autorità competente
predisponesse adeguata protezione e tutela a mia figlia contro i sopradescritti abusi ed
intimidazioni di cui era stata vittima e che venisse
immediatamente attuata l'organizzazione dell'esercizio del diritto di visita di cui ero
ancora titolare.
Nel giugno 1997 Stella fu convocata negli
uffici del soprarichiamato Statsamt ove un semplice funzionario ( senza alcun tipo di mediazione psicologica) le formul due domande Vuoi incontrare tuo padre? Stella rispose con sole quattro parole: Quando sarò più grande; nella seconda le si offriva una consulenza psicologica che Stella stessa
rifiutò.
2
luglio 1997 lo Statsamt di Aarhus
con propria decisione, a motivo delle risposte di Stella,
respinse la mia richiesta ed annullò il mio diritto di visita che, in precedenza,
mi aveva riconosciuto l'autorità superiore. Nella
sentenza non vi era alcuna traccia delle
iniziative che Stella, spontaneamente aveva intrapreso nei miei confronti. Nessun cenno.
Come se Stella non avesse fatto nulla! Eppure
la mia richiesta era basata esclusivamente a motivazione di quei fatti. Una deliberata
omissione che mi impedisce di dibattere e di conseguenza di godere del mio diritto,
nellambito del procedimento giudiziario, di equanime applicazione della legge.
28
luglio 1997 Ho presentato un ricorso di appello presso il
Civilretsdirektoratet. Mi fu riferito che, seppur fosse gà iniziato l'esame della
pratica, una decisione non sarebbe stat emessa prima di molti mesi.
24 novembre 1997 Fu emessa una
sentenza di rigetto del mio diritto di visita giacchè Stella stessa, che aveva 15 anni
affermò, per tramite della madre, che non intendeva vedermi.
Dieci lunghi anni di battaglie trascorsi nelle aule dei tribunali, tra
umiliazioni, dolore, tormenti e sconfitte. Volevo ottenere
solo l'elementare diritto di amare, veder crescere, educare mia figlia; anche alle
loro condizioni. Con false promesse hanno preteso che emigrassi, ma non prima di avermi
privato di ogni frutto guadagnato in venti anni di lavoro.
Quanta cattiveria espressa verso un uomo, straniero per i danesi, che voleva solo
fare il padre.
Ho sempre supinamente obbedito a tutte le
loro richieste e alle loro sentenze, anche a quelle più difficili e tormentose. Ma hanno
voluto accanirsi, hanno voluto portarmi via anche mia
figlia, forse per sempre. Funesta, insensata,
discriminazione. Hanno fornito alla madre, loro connazionale e rapitrice, una ferrea,
insormontabile protezione da colui che ritenuto solo un intruso. Uno straniero, da tenere
lontano.
Povera Stella, figlia mia, ora hanno
fermato anche te! Con la crudeltà e la brutalità. Sei stata condannata dallo Stato Reale di Danimarca all'isolamento
totale e assoluto da ogni tuo consanguineo di parte italiana. Ma tuo fratello, tua sorella
ed io ti amiamo, anche se da lontano.
Naturalmente non abbandonerò mai mia
figlia Stella.
Stella, stellina qualcos'altro farò,
domani mattina.
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