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TUTTI I BAMBINI HANNO DIRITTO AD UN PADRE E UNA MADRE |
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La
sindrome di alienazione genitoriale
Guglielmo
Gulotta* Professore universitario di "Psicologia Giuridica",
Universit degli Studi di Torino. 1. La sindrome di
alienazione genitoriale: definizione e descrizione 2. Aspetti legislativi
e ripercussioni sul minore 3. Criteri per una
diagnosi differenziale 4. Fattori facilitanti
lo sviluppo della sindrome 5. Conclusioni. ----------------------- 1.
La sindrome di alienazione genitoriale: definizione e descrizione Si
affacciato da poco nella letteratura psicologica italiana il parametro
concettuale della sindrome di alienazione genitoriale (Parental Alienation
Syndrome - PAS). Cos definita dallo psicologo forense Richard Gardner
(1985; 1987; 1989; 1992), stata oggetto di interesse della sezione di
diritto di famiglia dell'Ordine degli avvocati degli Stati Uniti (Clawar,
Rivlin, 1991) e di recente rassegna da parte dell'autorevole American Journal
of Forensic Psychology (Rand, 1997a; 1997b). Questa
sindrome pu essere definita come il comportamento di uno o pi figli che
nel contesto del conflitto intergenitoriale diventa ipercritico e denigratore
nei confronti di uno dei genitori perch l'altro lo ha influenzato in questo
senso indottrinandolo adeguatamente . Alcuni autori (Clawar, Rivlin, 1991)
parlano anche di "bambini programmati" o ai quali stato
effettuato il "lavaggio del cervello" (brainwashed children). La
sindrome nella letteratura esistente viene descritta in base alle tecniche per
produrla, alle motivazioni dei genitori per attuarla, alle caratteristiche dei
genitori che la producono, alle caratteristiche dei bambini che li rendono pi
o meno plasmabili e agli effetti che produce. I risultati teorici ed empirici
in materia sono sintetizzati con alcuni esempi nella tabella di pagina 36. 2.
Aspetti legislativi e ripercussioni sul minore C' da
scommettere che per la sua pregnanza lutilizzazione di questa sindrome avr
fortuna nelle aule giudiziarie, anche perch lItalia si rif alla
Convenzione Europea sui Diritti dei Minori del Consiglio dEuropa. Questo
documento imporr ai magistrati di ascoltare i minorenni in tutte le
procedure familiari giudiziarie che li coinvolgono, in particolare nel caso di
separazione e divorzio dei genitori, mentre lart. 12 delle Nazioni Unite
parlava di " possibilit * di essere ascoltati". Il minore dovr
essere informato di tutto ci che lo riguarda, avr il diritto di esprimere
il suo parere e conoscere le possibili conseguenze delle sue opinioni.
Eserciter queste facolt da solo o tramite qualcuno che lo rappresenta
"in considerazione anche della sua et e della sua capacit di
comprensione dei fatti". In
Italia la legge sulla separazione del 1970, modificata nel 1987, lascia al
magistrato la possibilit di ascoltare il minorenne solo "qualora fosse
assolutamente necessario anche in considerazione della sua et" (art. 4
c. 8). Insomma il minore non viene quasi mai sentito, se non in presenza di
una perizia di carattere psicologico per cui egli viene ascoltato da un
assistente sociale o da uno psicologo, ma il suo parere non ha assolutamente
valore giuridico. Con le recenti novit legislative, il bambino non pi
solamente oggetto della separazione e del divorzio, ma diventa soggetto attivo
potendo esprimere un parere circa le cause del conflitto familiare e
soprattutto sulla persona con cui preferirebbe stare. Se
l'opinione del minore diventer rilevante, il coniuge sfavorito tender ad
attribuire la preferenza del figlio alla "programmazione" del
genitore scelto. Cos,
chi avr il compito di investigare per diagnosticare questa sindrome dovr
rendersi conto che essa non stata "scoperta" come si scopre una
malattia, ma costruita ed in un certo senso "inventata" come la
sindrome del bambino maltrattato (Gulotta, 1995): a) un
fenomeno , nella fattispecie quello delle percosse e dei maltrattamenti a
scopo educativo, da sempre accettato e considerato legittimo, viene rilevato,
studiato e classificato da alcuni osservatori sociali (con riferimento a
propri valori e parametri): in questo caso, alcuni radiologi e pediatri
ritennero che un quadro caratterizzato da frattura e rifrattura in et
pediatrica fosse probabilmente causato volontariamente e definirono questa
condizione - come se si trattasse di una malattia - "sindrome del bambino
maltrattato"; b)
gruppi di pressione, come i mass media, sensibilizzati dagli osservatori
sociali, si appropriano del fenomeno diagnosticato e definito drammatizzando-
lo, descrivendolo e documentando casi particolarmente emblematici; c)
lopinione pubblica inizia a percepire il fenomeno come problema e comincia
a chiedere che si provveda per risolverlo; d)
organizzazioni scientifiche e/o professionali segnalano la grande ricorsivit
del fenomeno documentandolo statisticamente e prospettando soluzioni di
prevenzione e trattamento; e)
agenzie di potere, spesso politico, offrono mezzi materiali ed economici per
arginare e risolvere il problema; f) il
fenomeno viene amplificato rispetto alla sua reale portata: - la
drammatizzazione dei fatti porta per effetto della euristica della
disponibilit (Nisbett, Ross, 1989) a considerare pi frequenti eventi che
sono rimasti pi impressi nella memoria; -
lambiguit del fenomeno (quanti scapaccioni fanno un bambino maltrattato?
dove finisce l' uso dei mezzi di correzione e quando inizia l' abuso ?)
consente di far rientrare a discrezione nel problema anche eventi ambigui, per
via della tendenza a preferire falsi positivi piuttosto che falsi negativi; - la
divulgazione di statistiche fa sentire il deviante (in questo caso il vero
genitore maltrattante) come parte di una porzione significativa dell! Bisogna
invece evitare, in questa materia, di reificare delle metafore ritenendo che
il "bambino alienato" abbia una sorta di malattia trasmessagli dal
genitore e che, ogni qualvolta siano presenti critiche nei confronti di un
genitore da parte del figlio, questi sia vittima della sindrome in questione. 3.
Criteri per una diagnosi differenziale Intanto
necessario stabilire che cosa non sia l'alienazione genitoriale: in tutte
le famiglie, anche quelle intatte, si stabiliscono spesso delle alleanze
talvolta spontanee, talvolta provocate ed in alcuni casi anche collusive (Willi,
1993) e spesso esistono delle preferenze dei figli verso uno dei genitori
anche prima dell'insorgere del conflitto coniugale. I casi di conflitto intra
ed interfamiliare (cio all'interno della famiglia di origine e,
successivamente, tra le eventuali nuove famiglie) che precedono, accompagnano
e conseguono la separazione o il divorzio e le alleanze in specie con i figli
sono comunque ancor pi presenti perch possono servire a sostenere,
influenzare, ricattare, ostacolare, riavvicinare. Un'altra
questione da tener presente che tutta l'educazione dei figli consiste
nell'influenzarli, nell'indirizzarli nella selezione dei valori e delle scelte
di valutazione degli stessi, nelle diagnosi interpersonali, nell'adeguamento
alle regole. La famiglia, inoltre, come insieme strutturato, tende a
ricostruire continuamente la realt in ordine alle proprie esigenze: quando
essa si disgrega, stato riscontrato da numerose ricerche empiriche (si veda
Gius, Zamperini, 1995, per una rassegna) che i partner utilizzano una serie di
attribuzioni di responsabilit che distorcono i dati reali al servizio della
propria identit e della propria affermata correttezza o quantomeno
limitazione di responsabilit in caso di eventi negativi. Indipendentemente
dalle accuse - spesso volutamente esagerate - che i partners in conflitto si
scagliano nei processi per separazione personale con addebito, quasi tutti i
separandi fanno attribuzioni di tipo self-serving ai danni del coniuge: la
realt che il genitore inculca nel figlio spesso la sua reale realt
soggettiva, ricostruita per giustificare e per giustificarsi (Fincham et al.,
1990; Harvey et al., 1992). Se questo cos comune, come distinguerlo da ci
che artatamente il genitore dice e fa per "alienare" il figlio? Dove
finisce l'influenza educativa e dove inizia la programmazione? Quando ci
troviamo di fronte ad una preferenza,
per cos dire, "naturale", e quando invece essa condizionata? Proviamo
ad individuare alcuni criteri distintivi di quest'ultima (oltre alle
indicazioni riportate nella tabella successiva): - il
figlio cambia bandiera dopo l'affidamento provvisorio e senza una plausibile
ragione; - le
critiche/accuse all'altro genitore appaiono inconsistenti, esagerate,
contraddittorie o contraddette dai fatti; - le
critiche/accuse appaiono stereotipate, prive di dettagli e copia-carbone del
pensiero di uno dei genitori; - le
critiche/accuse sono estranee all'ambito di esperienza di un bambino di
quell'et (per esempio, un bambino di 6 anni che critica il padre perch
" incapace sul lavoro, si appoggia sempre agli altri, non sa farsi
valere"); -
formulazione di critiche/accuse che contengono informazioni che solo l'altro
genitore pu aver fornito ("Tua madre frequenta altri uomini quando noi
non la vediamo"); -
partigianeria a favore del nuovo compagno del genitore rispetto all'altro
genitore biologico; -
presenza di razzismo familiare ("Noi siamo i Rossi, brava gente; i
Bianchi invece sono dei buoni a nulla e prepotenti"; "Cos tuo
padre e cos tuo nonno"); -
ritenere che un genitore sia soltanto vittima e l'altro soltanto colpevole o
responsabile con una visione manichea e senza sfumature. 4.
Fattori facilitanti lo sviluppo della sindrome La
diagnosi complicata dal fatto che l'alienazione genitoriale pu avvenire
anche in assenza di un programma consapevole da parte del genitore che se ne
avvantaggia. Inoltre le strategie che possono essere messe in opera per
indottrinare e istigare il figlio contro l'altro genitore possono essere
dirette e indirette : entrambe ruotano attorno ad un tema principale
("Tuo padre ci ha fatto mancare il sostegno economico") con
ramificazioni e ampliamenti generalizzanti (" un buono a nulla come suo
padre"), ma non sono spesso immediatamente riconoscibili. Delle
strategie dirette pi facile trovare traccia perch possono essere
scoperte vagliando in filigrana il comportamento del figlio che ricalca le
opinioni di un genitore a danno dell'altro in assenza di assorbimento delle
ragioni espresse da quest'ultimo. In alcuni casi poi possibile scoprire con
quali minacce, promesse, premi si guadagnata l'opinione del figlio. Le
tecniche indirette, invece, incidono pi sottilmente sull'opinione e sul
comportamento dei figli. Esse di solito consistono nel far leva sulle emozioni
del bambino, sul suo senso di lealt. Stratagemmi di questo tipo possono
essere di varia natura e la letteratura psicosociale piena di indicazioni
su tecniche pi o meno esplicite di influenza interpersonale (Gulotta, 1995;
1989). Proviamo ad elencarne qualcuna (oltre a quelle indicate nella tabella):
-
raccontare aneddoti in cui l'altro genitore perdente o ridicolo ("Ti
ricordi quando tua madre stata bocciata all'esame per la patente?"); -
esagerare il proprio ruolo quale educatore sfumando quello dell'altro genitore
("Ti ricordi che io ti ho messo al mondo, allattata, curata, vestita,
nutrita mentre tuo padre lavorava tutto il giorno e stava con te solo la
sera?"); soddisfare
i desideri del figlio che l'altro limita o disapprova ("Se tua madre non
vuole portarti allo stadio lo far io"); mostrare
gusti, idee, opinioni diametralmente opposti a quelli dell'altro genitore; "sgenitorializzare"
l'altro genitore, ad esempio chiamandolo col nome proprio ("C' Giovanni
al telefono" invece di "C' tuo padre al telefono"), togliendo
le sue foto dalla casa; meta-comunicare
in modo paradossale sull'altro genitore ("Ci sarebbero molte cose da dire
su tua madre, ma io non sono uno che critica i genitori"; "Rispetto
la decisione di tuo padre di venirti a trovare, che lo voglia veramente o
meno"; "Lo sai che in fondo tuo padre ti vuole bene, anche se non ti
sta pi vicino)", creando doppi legami che lo confondono e lo rendono pi
facilmente suggestionabile; mistificare
le impressioni ed i sentimenti del figlio ("Non puoi essere scontento,
con tutto quello che faccio per te"; "Non puoi voler bene a tuo
padre, non hai visto come si comportato?)"; chiedere
continuamente al figlio cosa ne pensa dell'altro genitore, costringendolo a
prendere posizione, e premiarlo o punirlo a seconda delle sue risposte.
evidente che le tecniche descritte siano solo alcune di quelle maggiormente
riscontrate nella letteratura e che sia sufficiente l'utilizzo di qualcuna di
esse per provocare gli effetti descritti, ma ci non esclude che altri metodi
di brainwashing , tra gli innumerevoli esistenti, possano essere posti in
atto, pi o meno consapevolmente, determinando la sindrome di alienazione
genitoriale. Allo
stesso modo, non scontato che l'utilizzo di tali tecniche porti
inevitabilmente il bambino a schierarsi con il genitore programmatore,
soprattutto se il figlio possiede un livello di autonomia cognitiva, affettiva
e sociale tale da impedirgli di essere suggestionato. Non si esclude peraltro
che egli possa coscientemente accettare il ruolo ascrittogli e colludere con
uno dei genitori per gettare discredito sull'altro al fine di ottenere un
qualche tipo di concessione, per semplice vendetta a causa di un torto subto
o percepito come tale, per rendere pi probabile l'affidamento al genitore
preferito. Nella
letteratura vengono descritte alcune caratteristiche psicologiche e
comportamentali del genitore bersaglio che faciliterebbero l'instaurarsi della
PAS, anche se ad esso generalmente attribuita un'importanza minore rispetto
al ruolo del genitore programmatore (Wakefield, Underwager, 1990; Rand,
1997b): - il
sesso: in due terzi dei casi il genitore bersaglio il padre, che ha quindi
maggiore probabilit di essere vittima della PAS soprattutto quando viene
accusato falsamente di abuso sessuale; - la
responsabilit attribuita per il fallimento del matrimonio: il genitore a cui
viene attribuita tale responsabilit ha maggiore probabilit di divenire
genitore bersaglio, soprattutto quando stato infedele al coniuge o ha
avviato una nuova relazione subito dopo la separazione; -
distanza emotiva dai figli: il genitore che ha un atteggiamento distaccato
verso i figli ha pi probabilit di diventare bersaglio della PAS in quanto
reagisce alla situazione quando troppo tardi e comunque viene percepito in
modo negativo dai figli che tendono a preferire il genitore pi vicino
affettivamente; -
atteggiamento particolarmente passivo e ambivalente o, al contrario,
aggressivo verso il partner, i figli e le questioni relative al loro
affidamento ed alla separazione in generale: il genitore che si mostra poco
risoluto verso le questioni attinenti l'affidamento dei figli o la
separazione, e che quindi si lascia "guidare" dalle mosse
dell'ex-partner senza reagire, ha maggiore probabilit di diventare genitore
bersaglio perch permette all'altro di influenzare il figlio; anche il
genitore che, al contrario, si mostra troppo aggressivo, diviene pi
probabilmente bersaglio della PAS, in quanto ad esso sar pi facile
attribuire la "causa" del conflitto genitoriale. Un ruolo
importante nell'attenuare o aumentare le conseguenze della PAS rivestito
dalle terze persone che, oltre alla famiglia, entrano a far parte della
disputa per l'affidamento dei figli. Dopo la separazione, si assiste infatti
spesso alla creazione di vere e proprie alleanze degli amici e parenti della
ex-coppia con uno dei due membri, che, ascoltando la sola "versione"
della storia matrimoniale di una parte, tendono a perdere la propria
obiettivit. Se ci normale ed i nuovi "alleati" hanno spesso
la funzione di supportare affettivamente il nuovo partner nel difficile
momento che segue la separazione, essi possono per divenire in alcuni casi
un fattore facilitante l'instaurarsi della PAS, in quanto collaborano, pi o
meno inconsapevolmente, a creare e sostenere le manovre dell'eventuale
genitore alienante (Johnson, Roseby, 1997). Tra i
ruoli pi importanti in questa dinamica vi sicuramente quello dei nuovi
partners , che possono diventare motivo di ulteriore conflitto facendo
pressioni per ottenere concessioni in merito alle visite dei figliastri o al
loro affidamento. In alcuni casi i nuovi partners sono i veri responsabili del
conflitto nella coppia separata e possono dunque fungere da suo catalizzatore
fino a spingere l'altro ad alienare il figlio e, nei casi estremi, ad indurlo
a sostenere false accuse di maltrattamenti o di abuso sessuale. Pi spesso,
un fattore indiretto connesso ai nuovi partners che favorisce l'instaurarsi
della PAS quello relativo alle differenze culturali, sociali e religiose
con l'altro genitore, che pu fungere da ulteriore motivo di allontanamento
del figlio. In
particolare, sono descritti nella letteratura numerosi casi di sindrome di
alienazione genitoriale indotta attraverso l'appartenenza del genitore
alienante e/o del nuovo partner a svariati tipi di "culti", che
possono ruotare intorno ad un tema qualsiasi (religioso, culturale,
ideologico) ma al di l del quale presentano caratteristiche comuni
facilitanti la PAS: la presenza di un leader carismatico che controlla i
membri del culto, l'utilizzo dell'indottrinamento e talvolta di un vero e
proprio lavaggio del cervello come modalit di apprendimento della nuova
ideologia e di "rimozione" della propria autonomia di pensiero e della
propria storia di vita, l'isolamento da persone non facenti parte del culto ad
eccezione di quelle presso cui si cercano nuovi adepti, l'instaurarsi di una
visione manichea del mondo con forti valenze di in-group e out-group e di
nuovi stili di vita diversi e dunque anche da quelli dell'altro genitore. Lo
stato psicologico delle persone che si sono appena separate le rende pi
vulnerabili nei confronti di tali culti, spesso sentiti come mezzo di
riconoscimento della propria "rettitudine": l'entrata nel culto
rappresenta una sorta di inconscia redenzione morale atta a rimuovere i sensi
di colpa che seguono alla separazione, attribuita totalmente all'ex-partner. I
figli che si uniscono al genitore appartenente al culto subiscono a loro volta
questo processo di spersonalizzazione, tanto pi quando sono piccoli e non
possiedono una sufficiente autonomia di pensiero (Greene, 1989; Singer, Lalich,
1995). Infine,
e non a caso tratto l'argomento proprio a conclusione di questo articolo, un
ruolo di assoluta importanza nelle dinamiche conflittuali tra i genitori
separati e dunque anche nell'eventualit dell'instaurarsi della PAS quello
dei professionisti che, a vario titolo, entrano nelle questioni relative
all'affidamento dei figli: periti, consulenti tecnici di parte,
psicoterapeuti, avvocati, giudici, mediatori, educatori. Mentre
per quanto riguarda i giudici le uniche raccomandazioni sono quella di
valutare attentamente la situazione, in particolare se la preferenza del
figlio verso un genitore sia genuina o indotta, e quella di utilizzare CTU
capaci di riconoscere la presenza della PAS, rispetto agli altri
professionisti si pone un problema di quale sia in questi casi il reale
interesse del minore e delle parti . Quanto
al ruolo dell' avvocato o dell'eventuale tutore del minore, se vero che
questi deve tutelare gli interessi del proprio cliente, altrettanto vero
che quelli del genitore alienante e del minore alienato non corrispondono a
quelli da loro espressi: il difensore dovrebbe astenersi dal colludere con il
proprio assistito e cercare di persuadere il genitore alienante a mettere fine
al comportamento patologico con il figlio, fino a rinunciare al mandato nel
caso in cui il cliente non comprenda la situazione. A sua volta, l'eventuale
tutore del minore dovrebbe adoperarsi allo scopo di mettere fine al processo
di alienazione, il che prevede innanzitutto l'allontanamento immediato dal
genitore alienante pur se il minore affermi di volere stare a tutti i costi
con lui. Veniamo
ora ai professionisti della salute mentale . Quanto a quelli chiamati ad
esprimere valutazioni con valenza giuridica, essi dovrebbero innanzitutto
tener conto del ruolo da loro rivestito nel conflitto genitoriale, che, se mal
gestito, pu portare le parti ad affrontarsi ancora pi duramente. dunque
necessario che essi si facciano carico, anche quando ufficialmente di parte,
della intera situazione familiare, considerando la disputa genitoriale non
come a "somma zero", ma come opportunit per tutti per far valere i
propri interessi. Se ci rientra di diritto nel ruolo del CTU, anche i
consulenti di parte dovrebbero tenere presente che l'interesse primario
quello del minore, che non pu certo essere diverso da quello dei genitori
seppur questi non se ne rendono talvolta conto: nel caso sospetti la presenza
di una PAS, il consulente del genitore alienante dovrebbe astenersi dal
supportare le sue richieste e invece aiutarlo a comprendere che, continuando a
mettere il figlio contro l'altro genitore, non lo sta tutelando ma, al
contrario, lo sta danneggiando psicologicamente. Tra i
professionisti della salute mentale, merita una specifica trattazione il ruolo
dello psicoterapeuta dei figli, che pu diventare parte del sistema che
alimenta la PAS, in particolare quando le uniche persone con cui effettua i
colloqui sono il genitore alienante ed il figlio. Questa situazione si
realizza purtroppo di frequente, in quanto il genitore che sceglie lo
psicoterapeuta per il figlio, lo accompagna per la seduta e si fa carico del
pagamento, nella posizione di influenzare lo psicoterapeuta in merito al
ruolo che questi adotta, agli obiettivi della terapia ed agli eventuali terzi
partecipanti. Lo psicoterapeuta si trova cos a svolgere la terapia sulla
base di informazioni incomplete o false, rinforzando l'idea che il bambino
debba essere "salvato" dal genitore cattivo, in realt il bersaglio
dell'alienazione genitoriale (Lund, 1995). Tra i
fattori interni allo psicoterapeuta che possono facilitare la collusione col
genitore alienante, oltre alla misconoscenza della PAS, uno molto importante
quello della propria teoria di riferimento in merito alla influenza delle
relazioni interpersonali sulla sofferenza psicologica. Campbell (1992) ha
mostrato come gli psicoterapeuti che tendono ad effettuare inferenze negative
sul ruolo svolto dai genitori separati possono rinforzare il senso di rabbia
del bambino verso uno dei genitori. Cos, quando il punto di vista personale
dello psicoterapeuta verso il genitore bersaglio della PAS negativo, ne
scaturisce una forma pi o meno sottile di influenzamento sul bambino, che
facilita o rinforza l'emergere dell'alienazione o comunque la visione distorta
della realt del genitore alienante. 5.
Conclusioni In
conclusione, come credo di aver mostrato, fin troppo facile confondere
l'apparente desiderio di un figlio di stare con uno dei genitori, quando
l'altro considerato negativamente, con una situazione di alienazione
genitoriale: per questo motivo, da parte dei professionisti deputati a
valutare queste situazioni sono necessari una conoscenza approfondita della
materia ed un aggiornamento continuo sulla letteratura internazionale. La
valutazione deve essere inoltre effettuata caso per caso ed in concreto ed
affidata a persone che abbiano una specifica competenza professionale in
materia. Ci potr servire ad evitare pericolose generalizzazioni e
l'innescarsi di conflitti ulteriori rispetto a quelli gi normalmente
presenti nell'ambito dell'affidamento dei figli, l'interesse dei quali -
bene ricordarlo - deve essere punto di partenza e di arrivo di qualsiasi
intervento psicologico e di ogni decisione giudiziaria. Tecniche
di induzione della PAS e di brainwashing -
Negazione dell'esistenza psicosociale del genitore bersaglio (non parlare mai
del coniuge, non farlo vedere al figlio, togliere le sue foto dalla casa) Negazione
della critica verso il genitore bersaglio (criticare il coniuge davanti al
bambino e, quando questi ripete la critica, attribuire a lui la fonte della
critica) Distruzione
dell'immagine del genitore bersaglio (parlare solo in modo negativo del
coniuge) Manipolazione
della situazione (dare false informazioni al coniuge sul figlio in modo che
insorgano conflitti o fraintendimenti tra i due) Marcamento
delle differenze (far risaltare le differenze tra il coniuge bersaglio e se
stessi od il figlio) Induzione
di alleanza (soddisfare tutti i desideri del figlio e/o quelli non soddisfatti
dal coniuge) Creazione
di alleanze con persone frequentate dal figlio (insegnanti, amici) Induzione
del senso di colpa (convincere il figlio che se far certe cose significa che
non vuole pi bene al genitore programmatore) Induzione
del dubbio (far credere al figlio che l'amore dell'altro genitore falso,
interessato) Induzione
della paura (dire al figlio che i suoi contatti col genitore bersaglio sono
pericolosi per qualche motivo) Ricostruzione
della realt (manipolare la storia familiare: "se sei nato merito
mio, tuo padre non ti voleva", quando magari il padre voleva solo
aspettare un anno per sistemarsi professionalmente) Punizione
e ricompensa (minacciare/punire o premiare il figlio se) Promessa
(promettere al figlio che il genitore programmatore migliorer la sue
condizioni di vita) Doppio
legame (comunicare in modo contraddittorio per rendere il figlio
suggestionabile all'indottrinamento) Mistificazione
(manipolare i sentimenti del figlio) Motivazioni
dei genitori programmatori Ottenere
l'affidamento totale del figlio Vendetta
contro il partner Ottenere
concessioni economiche Convinzione
di essere il genitore pi adatto Allontanamento
del figlio dal partner (ritenuto) criminale, tossicodipendente, alcolista,
disturbato psichicamente, antisociale Paura di
perdere l'affetto del figlio Convinzione
di aver "dato di pi" al figlio rispetto al partner Gelosia
per la nuova situazione del partner Salvaguardia
del proprio senso di identit Desiderio
di staccarsi emotivamente dal partner Timore che
il figlio scopra fatti negativi sul conto del genitore programmatore Mantenimento
della relazione con il partner attraverso il conflitto Desiderio
di controllo e/o di potere Nel caso
in cui la coppia non sia sposata, concessione del matrimonio da parte del
partner che lo rifiuta Caratteristiche
dei genitori programmatori Le
ricerche empiriche stimano che gli uomini separandi che utilizzano tali
tecniche sono 2%-25% e spesso di carattere autoritario e rigido; le donne sono
il 4%-85% del totale delle separande e sono generalmente quelle pi
indulgenti Gli
uomini utilizzano maggiormente metodi diretti, come il rapimento; le donne
utilizzano maggiormente la manipolazione psicologica, ad esempio le false
accuse di abuso sessuale, anche perch passano solitamente pi tempo col
figlio In
generale, i genitori programmatori sono narcisisticamente vulnerabili,
immaturi, con bassa autostima, dipendenti dal figlio o dal nuovo partner che
talora il vero responsabile della programmazione L'utilizzo
delle tecniche di lavaggio del cervello sovrarappresentato nelle seguenti
categorie di genitori: tossicodipendenti, alcolisti, abusanti, genitori che
accusano il partner di incesto, criminali in genere, disturbati psichicamente Caratteristiche
dei bambini plasmabili Dipendenza
da, identificazione, alto numero e durata dei contatti, esistenza di segreti,
somiglianza con il genitore programmatore Assenza di
fratelli o sorelle o comunque di altre persone rilevanti oltre ai genitori Paura e/o
ansia anche indotte Passivit
Bassa
capacit di insight Presenza
di sensi di colpa Egocentrismo
Bassa
autonomia Bassa
autostima Bassa
assertivit Importanza
data dal bambino al fatto di avere genitori biologici o meno, a seconda della
nuova situazione del genitore bersaglio Et
(fino ai 2 anni circa il bambino poco suggestionabile; da questa et la
suggestionabilit cresce fino ai 7/8 anni per rimanere costante fino ai
15/16: da questo periodo in poi, all'aumentare dell'et dell'adolescente
l'insorgere di critiche ed accuse ingiustificate contro il genitore bersaglio
sempre pi il frutto della sua menzogna intenzionale influenzata o meno
dalla manipolazione genitoriale) Effetti
a breve e lungo termine sul bambino Possono
essere molto diversi a seconda delle tecniche utilizzate, della loro intensit
e durata, delle risorse e dell'et del bambino, del fatto che egli creda o
meno a quanto gli viene propinato. In
generale, gli effetti possono essere:
Aggressivit
Mancanza di
controllo e acting-out
Problemi
scolastici
Paura
immotivata del genitore bersaglio
Ostilit
verso amici, parenti, opinioni, azioni connesse al genitore bersaglio
Confusione
emotiva e/o intellettiva
Disordini
alimentari, del sonno, dell'attenzione e psicosomatici in generale
Dipendenza
emotiva
Bassa
autostima
Fobie
Regressione
Eccesso di
razionalizzazione
Futuro
carattere manipolatorio e/o materialistico
Depressione
Comportamenti
autodistruttivi e/o ossessivo-compulsivi
Tossicodipendenza
e alcoldipendenza
Problemi
sessuali, di identit di genere, relazionali, emotivi
Disturbi
dell'identit
Egocentrismo
Narcisismo
Falso S
Nei casi pi
gravi si rilevano anche sindromi di tipo psichiatrico (es. schizofrenia,
psicosi paranoiche) Questo
articolo pubblicato sul sito WWW.MINORI.IT,
che ringraziamo per la gentile possibilit di citazione (l'articolo si trova
nel n. 4
dei Quaderni "Pianeta Infanzia"). |